Something about me

..Ricordo la prima volta che una ragazza mi vide nudo. Sospirò, tradendo una poco velata delusione:-"Per Dio, un uomo deve pur avere una qualche qualità. Mi era rimasta come ultima, la speranza che tu fossi almeno superdotato. Invece nulla, nulla di nulla". :-"Sono sensibile", le dissi.:-"Ah si?" Mi tirò un manrovescio. In effetti ero molto sensibile. Al dolore.

If you like..

Antidolorifici

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Leggo per dimenticare..

"Il Maestro e Margherita" - BULGAKOV * "Io Robot" - I. ASIMOV * "Nel paese delle ultime cose" - P. AUSTER * "Eros e Civiltà" - H. MARCUSE * "La Promessa, La Panne" - F. DURRENMATT * "Ubik" - P. DICK * Al culmine della disperazione" E. M. CIORAN * "Due ore di lucidità" - N. CHOMSKY * "I racconti" - A. CECHOV * "La gang del Pensiero" - T. Fischer * "L'eta della ragione" - J. P. SARTRE * "Pastorale Americana" - P. ROTH * "Lo spleen di Parigi" - C. BAULDEAIRE * "Ragazza con paesaggio" - J. LETHEM * "L'Anticristo" - F. NIETZSCHE * "Nel cuore del pianeta" - F. DURRENMATT * "Rumore Bianco" - DON DE LILLO * "Zazie nel metro" - R. QUENEAU * "Sommario di decomposizione" - E. M. CIORAN * "Tropico del Cancro" - H. MILLER * "Confessioni di una maschera" - Y. MISHIMA * "Lettera sulla Felicità" - EPICURO * "Lo Straniero" - A. CAMUS * "L'arte di invecchiare" - A. SCHOPERHAUER * "Le parole" - J. P. SARTRE * "Vineland" - T. PYNCHON * "L'uomo a una dimensione" - H. MARCUSE * "Di cosa parliamo quando parliamo di amore" - R. CARVER * "Così parlo Zarathustra" - F. NIETZSCHE * "American Gods" - N. GAIMAN * "Lunar park" - BRET EASTON ELLIS * "Al di la del bene e del male" - F. NIETZSCHE * "Sessualità e vita amorosa" - S. FREUD * "Il ritratto di Dorian Gray" - O. WILDE * "Glamorama" - BRET EASTON ELLIS * "Cane giallo" - M. AMIS * "God Jr" - D. COOPER * "Sulla strada" - J. KEROUAC * "La possibilità di un isola" - M. HOUELLEBECQ * "Aspetta primavera, Bandini" - J. FANTE * "Estensione del dominio della lotta" - M. HOUELLEBECQ * "Interpretazione dei sogni" - S. FREUD * "Il Vecchio e il mare" - E. HEMINGWAY * "Invisible Monsters" - C. PALANHIUK * "Casi clinici" - S. FREUD * "American psyco" - BRET EASTON ELLIS * "La resa dei conti" - S. BELLOW * "Addio alle armi" - E.HEMINGWAY * "Chiedi alla polvere" - J.FANTE * "Febbre a novanta" - N. HORNBY * "Acid House" - I. WELSH * "Ninna Nanna" - C. PALANHIUK * "Compagno di sbronze" - C. BUCOWSKI * "Nordest" - CARLOTTO &.... * "Strada per Los Angeles - J. FANTE * "Herzog" - S. BELLOW * L'importanza di essere Onesto" - O. WILDE * "La sfida e altre storie di boxe" - J. LONDON * "Una giornata di Ivan Desinovic" - A. SOLEZICYN * Altà fedeltà" - N. HORNBY * "La confraternita del vino" - J.FANTE * "Altra gente, un racconto del mistero" e "Cattive acque" - M. AMIS * "Fiesta" e "Avere e non avere" - E. HEMINGWAY * "Eureka Stret" - MCLIAN WILSON * "A Ovest di Roma" - J.FANTE * "Storie di ordinaria follia" - C.BUKOWSKI

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Dell'altro da dirvi..

Bè, Cristo, non mi viene null'altro di intelligente. Tutto nella norma allora vi direte. Bè si, non posso darvi torto in effetti. D'altronde mi riescono molto bene moltre altre cose. Ad esempio. Uhm. Suppongo ci dovrei pensare un po' su, perchè al momento, ecco, mi prendete un po' alla sprovvista. Non che sia un buon a nulla, intendiamoci. E' solo che. Fare il superficiale è decisamente più semplice che mostrarsi per quel che si è. Sono un tipo talentuoso, ma ho l'anonimato truccato sul viso. La gente non ti da nessuna possibilità se non te la cerchi. Oppure tende a stufarsi un po' troppo velocemente. A voi è mai capitato? Vi dirò. Non è affatto bello, ma se ti ci abitui, fa comunque male. Per il resto non mi lamento. Mi prendo le mie soddisfazioni. Non faccio mai all'amore, ma ho molti pensieri corrotti. Ne ricavo delle forti emicranie. Dovreste provare. Nella vita ci sono delle cose che valgono la pena. La pena. Tutta questa pena. Eppur non mi pare di aver fatto nulla di male. Che bisogno c'era? Potrei continuare per ore, ma non avrei molto altro da dire e probabilmente è da qualche riga che ve ne sarete già andati. Se fossi un tipo arrogante vi direi che non sapete cosa vi perdete. Ma ho solamente una forte autostima di me stesso. Quindi ve lo dico ugualmente. Datemi tempo.

 
mercoledì, 21 maggio 2008
BIFIDUS ACTIREGULARIS, ERGO SUM!

Il lavoro a testa bassa è un metodo efficace per trascorrere la vita in modo veloce ed inutile; (ROM;) un propagandistico Consiglio dei Ministri svoltosi nella nostra sala riunioni ripulita per l’occasione ha legiferato che lo  schioppo sottobraccio è una tecnica efficace per far accettare anche le decisioni più impopolari. (LIGHT;) Stamattina sembrava piovesse nebbia dall’alto verso il basso, sono rimasto li in attesa di essere via via sommerso, ma non è successo nulla. E’ deprimente vedere come le persone non abbiano un idea loro dei fatti, ma parlino per informazioni irradiate dal televisore; (TRAGEDIA;) nonostante la mia vista sia ormai ridotta al lumicino la visione della realtà mi è molto nitida. Struggente, ma mi chiedo che farmene del balcone su questo lercio paesaggio. La maggioranza sembra esserne partecipe convinta, l’altra maggioranza assolutamente ignara. (CAMPARI;) Mi tengo al margine, porto fuori il cane e lo faccio pisciare sulla linea di confine; ci sono poche menti e poche braccia per la rivoluzione ormai. I tempi cambiano: essere rivoluzionari è non essere tenuti in coma farmacologico, un buon successo per iniziare. (RONDE;) L’istruttrice della mia nuova palestra mi ha fatto fare un esercizio per rinforzare il polso: che abbia supposto che ne faccia un uso frequente? (Non ho tempo per le pippe, non è tempo per le pippe) (CEREALI.)

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 11:45 | link | commenti (6)
frutti di notti insonni

mercoledì, 07 maggio 2008
LAVORO, FACCIO TARDI LA SERA, VEDO GENTE, HO PENSIERI SPARSI, METTO LE T-SHIRT.

“La morte è ereditaria” - Werner Herzog, da “La conquista dell’inutile.”
Cazzo. Mi sono grattato la testa, sistemato il pisello nei boxer, gli ho stretto virtualmente la mano per complimentarmi, ho spento la luce e mi sono messo a dormire. Che volevate fare? Sconfitto da una frase. Ci sono idee e pensieri, battute e giocate ad effetto che uno vorrebbe sempre partorire per primo e invece ci si trova in coda all’angolo, sotto una grondaia che perde, il tizio davanti a voi con i vestiti che puzzano di canfora. E’ un vecchio, dietro spingono. Mi sono iscritto in una nuova palestra, più vicina a casa, meno attrezzata ma luminosa, come rimedio all’aumento del petrolio al barile, come rimedio al bisogno di nuova comunicazione che mi perseguita. La prima sera la palestra era deserta, solo una anziana cicciona di nome Amalia. Amalia, non ammalia, Amalia, non ammalia. In compenso l’istruttrice è femmina e indossa tutine molto aderenti sull’inguine. - Istinto a ritornare al grembo materno -. Si è dedicata a me per tutta la sera: devo ammettere che è una sensazione davvero strana sentire con i sensi e la coda dell’occhio una donna che ti osserva mentre fai dell’attività fisica alla quale lei non sta partecipando. Peccato, io sono per gli sport di gruppo; chissà dove si può praticare l’orgia. Tra le varie cose ho purtroppo notato un certo disincronismo tra i miei bisogni di comunicazione e quegli degli altri. Non ci riesce proprio di trovare un momento di coincidenza delle necessità. Sfortunatamente il mio senso del dovere mi porta ad essere socievole anche quando non ne ho affatto voglia. Inganno la gente. Per il resto del tempo sto silenzioso in un angolo. Difficile farsi capire di questo passo. I buonisti finiscono per essere crocifissi e direi che sostanzialmente gli sta bene. Il silenzio è prezioso, in via di estinzione, riproduciamolo in cattività. Le piantine sulla mia finestra continuano a soffrire. La mattina scorsa la pianta di salvia era avvizzita, moscia, come i capelli di certi giovani d’oggi. Appiattiti e caduchi sopra facce finte spente - depression raga! L’ho accarezzata, passando una mano fra le foglie come un tempo facevo con i miei capelli. Delicatamente, chiudendo gli occhi per non vedere quanti ne restavano fra le dita. Nessun segno di reattività nelle verdi arterie. Alla fine ho scoperto che era solo disidratata. Anni e anni che mi do da fare con l’abbeveraggio ma non ho imparato proprio un cazzo.  Adesso tutte le mattine le do un bel bicchierone d’acqua. Uno a lei, uno al rosmarino, uno alla menta. La menta è morta da settimane, ho chiesto un miracolo alla mummia di Padre Pio. Siamo una nazione di credenti e arbitri venduti, ci piacciono a parimerito preti e mignotte, preti e leghisti, preti e fascisti. Io sono per un mojito ghiacciato e per le mignotte, fedele alla linea. La sorella si sta gonfiando come se fosse incinta di un paio di gemelli. E infatti lo è, all’inizio avevo creduto fosse il benessere, temevo una sua svolta borghese. Vedendo le fotografie in bianco e nero dei due marmocchi mi sono tendenzialmente commosso, ma me la sono cavata distraendo tutti con il classico diversivo della colica renale. Non credo di essere portato per la paternità per via degli irrisolvibili problemi ad esprimersi che attanagliano gli infanti. Non ci sarebbe dialogo, purtroppo mastico solo un inglese di base. Che minchia di lingua parlano i mocciosi? Nghee!

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 17:23 | link | commenti (6)
pelle da sera

mercoledì, 23 aprile 2008
IO E LE LESBICHE ABBIAMO UNA PASSIONE IN COMUNE.

Le passioni, un po’ come quella di Cristo, servono a dare sale alla vita. Che ne sarebbe dei nostri giorni senza un qualche vivo interesse? Che ne sarebbe stato del buon Gesù senza l’immolazione finale alla causa?Bè, noi ne avremmo tratto sicuramente del benessere, ma a lui sarebbero sicuramente rimasti i magazzini pieni di merchandising; una vera disdetta. Certo, tra il votarsi ad una vita di santità e il collezionare francobolli corre qualche differenza. Provate voi a far salire in camera vostra una ragazza con la scusa di mostrarle la vostra collezione di atti di misericordia. Vuoi salire? Ti faccio vedere le mie rinunzie. No grazie, rinunzio!
Ci ho messo qualche anno a riprendermi dall’esperienza del collegio: sarà stata l’alimentazione ciclica, la vista che andava indebolendosi rapidamente, quel timore della macchia originale sempre pronta a imbrattarti il golfino della festa. Il fiato pesante dei preti sul collo; ero ritenuto una buona preda. La prima passione dopo il collegio credo sia stata, come ogni brufoloso ragazzo nell’età puberale, quella delle pippe. Alla fine degli anni ottanta, rimaterializzato nel paese natale come uno sconosciuto dopo gli anni del collegio in città,  mi ritrovai solo, senza uno straccio d’amico e per varie vicissitudini familiari nella casa di campagna dei nonni materni. La sessualità era un assoluto tabù e alle pareti madonne e santi dipinte ad olio vegliavano sulla mia innocenza. Il nonno spegneva la tv imbestialito ogni qual volta appariva sullo schermo anche la più classica e artistica delle scene romantiche. Nonostante tutto mi dedicai all’autoerotismo con dovizia e frequenza, discrezione, e fantasie raccapezzate alla bell’e meglio dati i ridotti contatti col mondo femminile. La sorella del nonno, una ragazza madre della seconda guerra, viveva da sola al piano superiore. Era vestita sempre in blu scuro, aveva a suo dire sempre una qualche magagna. I giorni dispari prendeva la corriera e si recava al paese in farmacia oppure in città, chissà per quali ignote commissioni. Mi comprava il Topolino ogni settimana e ricordo che a volte sgattaiolavo nella sua camera a cercarlo, prima che me lo offrisse di sua spontanea volontà. Sulla sinistra della porta di ingresso, fra due scatole di scarpe. Ora che ci penso era una bella donna, alta, sinuosa, senza una ruga, con due grosse mammelle bianchissime e i capelli neri, lunghi, sempre raccolti in un crocchio, dietro la testa. Una volta la avevo spiata dal buco della serratura nel bagno. Ero già ventenne, ero ritornato al paese, ad una vita familiare normale, ma le cose non erano un granché cambiate. Di tanto in tanto, i pomeriggi, tornavo con la bicicletta nella casa di campagna dei nonni. Nello spiazzo sopra la casa, avevo costruito un canestro e una porta per il football contro la legnaia. Ci si giocava con i cugini, al sabato e alla domenica pomeriggio, durante le riunioni parentali. Con alcune cugine invece, preferivo giocare ai primi palpeggiamenti e ai primi baci. Avevo una cugina della mia stessa età, ora ovviamente insopportabile, con la quale passavamo ore solitarie nelle camere del secondo piano con la scusa della lettura o dello sport domenicale. Zia Paolina ci concedeva l’uso della sua tv in bianco e nero. Stava su un letto singolo di fronte al suo letto singolo; nessuno sembrava badarsi di noi, a parte qualche cugino più giovane che di tanto in tanto saliva a scocciare. Di sotto i nostri genitori e un numero imprecisato di zii erano occupati al chiacchiericcio sulla terrazza, al fresco della vigna; i maschi davanti al televisore della cucina per una qualche classica domenicale del ciclismo nelle Fiandre. La nostra tv stava sopra un piano instabile fatto di grosse coperte di lana pizzicante. Sotto quelle coperte stava ben ripiegato il tesoro della zia. Tutto il suo abbigliamento intimo in pizzo: ricordo di averlo tastato ed annusato e ripiegato con cura decine di volte. Non ricordo di averlo provato. Nella casa c’era un ulteriore stanza degna di nota: dava sulla terrazza e si raggiungeva tramite un breve poggiolo. Era la camera dei due fratelli di mia madre. Era un locale basso, con il tetto in lamiera, un appendice esterna all'intero fabbricato. Alla finestra una veneziana rossa e sul soffitto, una lampadina, dipinta di rosso a sua volta: c’erano due letti sui lati lunghi, separati al centro da un unico comodino. Quando iniziano i mie ricordi di quel luogo, credo gli zii fossero già sposati e la camera disabitata da lungo tempo. A ripensarci oggi, ci doveva essere una meravigliosa aria degli anni 70, foto di facce con baffi e capelli arruffati, pantaloni a zampa, cene di classe e prime utilitarie rombanti, residui di musica e odori di tabacco, sigarette e dopobarba. A quanto ne so, in quanto maschi, loro erano gli unici due ai quali era consentita una qualche concessione e sgarro alle rigide regole del nonno. A valutarli adesso, da quarantenni inoltrati, li trovo in perenne bilico, fra le libertà dell'epoca moderna e rigurgiti della severità di loro padre. Era rimasto un cassettone con qualche loro vestito, altre cianfrusaglie depositate, sul comodino un autoradio riadattata per la diffusione casalinga. Non ricordo fino a che età frequentai quelle camere: mi sdraiavo su quei letti dalla rete sfondata, inghiottito dai vecchi piumoni, cercando di raggiungere con discrezione i seni piatti di mia cugina, vedendo se lei si sarebbe scostata o meno. Non ricordo soprattutto se al tempo mi rendevo conto della stessa atmosfera che ora mi si ricrea agli occhi e alle narici. La casa è stata completamente ristrutturata. Si finisce per lanciarsi nei ricordi con ritardo, quando non si ha più niente di tangibile e materiale da passare ai sensi del tatto e dell’olfatto. Ed è sempre troppo tardi. Furono anni decisamente confusi quelli e difficili da valutare per quanto riguarda le passioni; non credo di averne avuta nessuna in particolare. Ero in un certo senso così distante dalla conoscenza e dalle informazioni, dalla vita reale e dalle sue possibilità, annacquato dalla vita modesta del paese, da non potermi in effetti invaghire di nulla in particolare. Da li in poi la mia vita ha preso una direzione decisamente più regolare, sin troppo, e molto più individuabile dal punto di vista degli interessi: ma ancora niente che prevedesse una sorta di accanimento, un folle dedicarsi, una ricerca spasmodica. Ricordo di essere passato fra periodi dedicati alternativamente ma esclusivamente ad interessi mai particolarmente originali, ma pur abbastanza distinti. Fra gli alcuni posso chiaramente ricordare il periodo dei primi programmi della Gialappas’s band, in cui ogni sketch, televisivo o radiofonico, era motivo di ilare discussione – nonché registrazione assidua– con alcuni amici del liceo. Poi il periodo del primo mito musicale – assolutamente tardivo – una esclusivissima (ed ora posso dire noiosissima) passione per Bruce Springsteen. In successione sono seguite l’età delle prime e assidue letture, aimè con soli romanzi di Wilbur Smith, il periodo dei tornei di freccette, un breve e vago periodo dedicato ai graffiti\murales realizzati rigorosamente su carta, (in ossequio ad una mia innata ma non ben definita capacità grafico artistica) un ulteriore periodo di smania musicale dedicato prima alla dance più spocchiosamente commerciale e poi alla house. Infine sono arrivati prima i tempi delle chat e poi del blog. Non vere passioni, ma più che altro possibilità obbligate e sfruttate per la ricerca di quel bisogno di comunicazione che mi è parso sempre mancante e probabilmente sempre troppo complicato da porre in atto ai livelli della realtà. E dovendo tirare le somme delle passioni qui ricordate, di quelle sicuramente dimenticate, semmai sia possibile che una passione porti dei risultati, dei miglioramenti, e non sola e semplice distrazione dallo stato reale delle cose, è innegabile che l’impegno profuso nel e verso il mondo virtuale sia stato quello, nel caso del sottoscritto, con una certa dose di redditività.
Questo voleva per la verità essere un post con una certa dose di commiato, nel senso che la mia produttività letteraria legata a questo blog, mi sembrava esaurita e i doveri nei suoi confronti, troppo pressanti per il mio modo di intendere una passione. Volevo farla finita come altre volte, più di altre volte. Ma tutto sommato scrivendo queste righe mi sono reso conto che qualcosa da raccontare salta sempre fuori. Non so a che intervalli, ma non siamo scrittori, non abbiamo scadenze. Siamo amanti, arriviamo quando il legittimo proprietario è in trasferta. Questo illeggibile template nero è stato fonte di interessanti conoscenze, di scambi commerciali e culturali, di piacevoli scambi d’opinione sotto le lenzuola, di evoluzione personale. Non lo avrei fatto fuori comunque, avevo pensato di tenerlo sul comodino, oppure come una spilla infilzata orgogliosa sul petto. Ma siamo animali con una dose d’affetto e romanticheria. Siamo i migliori amici del cane.

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 11:36 | link | commenti (16)
abrasioni

martedì, 15 aprile 2008
COME SIAMO...

..sob!

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 09:23 | link | commenti (10)

giovedì, 03 aprile 2008
COME ERAVAMO. (...messi male..)

Italia.
Probabile slittamento delle elezioni politiche. Necessaria la verifica di uno dei partiti ammessi ed inseriti nella lista elettorale. Il Consiglio di Stato si dovrà esprimere in merito alla posizione del Partito dell’Amore.
Era vero amore o fu soltanto sesso?

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 08:28 | link | commenti (9)
pillole

giovedì, 27 marzo 2008
LA POSIZIONE DELLA PECORELLA SMARRITA – Finale – IL PENE TRIONFA SEMPRE.

Scena finale.
Giorno, mattina. Interno di un appartamento dal taglio molto moderno. Luminosissimo. In sottofondo la spocchiosissima canzone di natale di Mariah Carey – All I Want For Christmans Is You. La telecamera inquadra fissa il letto, sfatto, lenzuola rosse, un ampio fascio di sole cade proprio nel mezzo. Inquadrare i corpi,  alcuni che si risvegliano, altri gia svegli. La luce intensa, bianca e i movimenti delicati devono sembrare quelli di un ipotetica vita ultraterrena – paradiso. Il protagonista, nudo, panciasotto, è posto diagonalmente nel letto. La testa è sotto il cuscino. Nel letto ci sono altre tre donne. Una dorme in un angolo del letto, in posizione fetale. Ha il pollice in bocca. La seconda, completamente stesa con braccia e gambe divaricate (deve ricordare “l’Uomo di Leonardo”) riposa con uno sguardo sognante. Una delle sue mani è appoggiata sulla natica del protagonista. La terza è sveglia, seduta a gambe incrociate, tiene fra le mani accarezzandola, la mano destra del protagonista. Poi se la appoggia fra i seni, abbondanti, usandola per accarezzarli. Il protagonista si sveglia, si tira a sedere nel centro del letto. Si stiracchia, deve sembrare da subito attivissimo, riposato, naturalmente sorridente. Fa un buffetto sulla guancia alla ragazza già sveglia. Si tira in piedi e raggiunge un armadio a specchio, posto davanti al letto. Si ferma a controllare la muscolatura con le mani sui fianchi. Poi lo apre e ne estrae un pesantissimo e pelossimo (molto fuori luogo) maglione di lana color beige. La telecamera indugia fra i ripiani dell’armadio per mostrare che è stipato all’inverosimile dello stesso tipo di maglione. Non vi sono altre tipologie di indumenti. Una volta indossato il maglione inquadrare sullo stesso, la buffa faccia stilizzata di una pecora ricamata sulla schiena, in rosso. Il protagonista non indossa altro. Inquadrarlo da dietro mentre si muove verso gli altri locali della casa. Non vi sono chiusure, è tutto collegato e aperto. Enfatizzare il contrasto fra i colori dell’arredamento e delle pareti, e la luce, sempre intensissima. Nell’appartamento ci sono altre ragazze, nude, impiegate in faccende domestiche. Il protagonista soffia baci a tutte, con le labbra arricciate, accompagnando il gesto con il palmo della mano aperto. Le ragazze sulla scena dovranno essere di età e razze diverse, bionde, rosse, more, ma tutte con seni abbondanti e fianchi larghi. Il protagonista si affaccia sull’esterno (inquadrare la scena da dietro) ad una delle finestre aperte, appoggiando entrambe le mani sul balcone, sporgendosi. Inquadrarlo fisso mentre osserva a destra e sinistra e poi annuisce decisamente soddisfatto. Una ragazza di colore, nuda, nerissima, riccia, con denti bianchissimi e occhi azzurri, gli si avvicinerà sulla sinistra sorridendogli e affacciandosi a sua volta sull’esterno. Inquadrare la scena da dietro, zommando temporaneamente sulla mano nera della ragazza appoggiata lascivamente su una natica bianchissima e scoperta del protagonista. Poi allargare nuovamente il capo e inquadrare fra le teste dei due, fino a prendere una visuale (occhi del protagonista) su quel che avviene all’esterno. Fuori il paesaggio deve sembrare quasi irreale, per intensità dei colori, forme e tipologia del paesaggio stesso. Le scene devono sembrar riprese da un palazzo altissimo, un grattacielo in vetro e metallo. Mentre tutto il resto è un ambientazione pianeggiante, con colline verdissime all’orizzonte, pascoli, piccolissime case il legno con lo steccato, mulini a vento, piccole fattorie, laghetti, veicoli radissimi, utilitarie d’epoca. Una sorta di paesaggio estivo della campagna olandese o americana. Indugiare con la telecamera fino ad inquadrare sulla destra, in un ipotetica ricostruzione della precedente posizione, la chiesa con il campanile/telecomando. E’ tutto diverso. Dell’edificio della chiesa non sono rimaste che qualche rovina delle fondamenta, tra le quali corre adesso un delizioso steccato bianco. All’interno e all’esterno un fantastico prato, con radi alberi e cespugli, panchine e qualche altalena. (un parco cittadino). Il telecomando\campanile è rimasto al suo posto ma i tasti sono tutti mancanti e penzolano sull’esterno attaccati alle molle. Al loro posto vi sono delle finestre con tendine ricamate e fiori su tutti i balconi. Visto in campo lungo il telecomando sembra ora un condominio libero. Inquadrare dentro le finestre, coppie (molto promiscue!) che si baciano. Inquadrare sulla sommità del telecomando il vetro della luce on/off mandato in frantumi e una bandiera dei pirati sventolante. Tornare all’interno dei resti della chiesa con l’inquadratura, zommando su vari gruppi di persone impiegati in varie attività. Ci dovranno necessariamente essere comparse di ogni età, razza e religione. C’è chi ascolta un concerto rock (non c’è audio, sempre la canzone iniziale in sottofondo), chi legge, chi assiste alla proiezione di un cortometraggio, chi fuma, chi balla, chi beve. In tutte le scene dovranno essere ben visibili  vecchi oggetti  e strutture appartenute alla chiesa, riutilizzati per altri scopi. (es. un tizio versa una birra dentro il calice, il retro di un quadro sacro utilizzato per prioiettare dei video, il confessionale utilizzato per un teatrino di marionette). Ci saranno (scene molto delicate) coppie o gruppi di persone che faranno l’amore e si scambieranno effusioni in libertà. Inquadrare, in prossimità del vecchio ingresso, (il portone sarà ancora in piedi e aperto) un distributore di preservativi. Zommare sulla scritta ABSOLUTELY FREE che campeggia sullo stesso. La scena finale volge al termine. Inquadrare sulla sommità di una collinetta una parte dell’abside rimasta intatta con l’altare. Sopra lo stesso un ipotetico venditore in canotta e grembiule, massiccio e cordiale, preparerà per tutti panini alla nutella e al prosciutto. Inquadrare al suo fianco, una coda di bambini in paziente attesa. Sulla scena tutte le comparse dovranno unicamente indossare lo stesso grosso maglione di lana del protagonista e niente altro. Continuare con inquadrature casuali degli avvenimenti nel parco iniziando a sfumare al contempo musica e immagini, allontanandosi con la camera.
Attenzione.
Colpo di scena finale.
Mentre il corto sembra essere finito e i primi titoli di coda iniziano a scorrere sullo schermo, recuperare l’inquadratura all’interno dell’ex chiesa. Poco sotto l’altare, inquadrare il vecchio mangianastri (vedi scene precedenti). Inquadrare sulla sinistra, fra l’erba alta, una pecora nera, acquattata in posizione furtiva, come un felino pronto all’attacco. Seguirla mentre si avvicina strisciando di soppiatto al mangianastri; quando vi è praticamente prossima si scopre inquadrando meglio che non è una pecora reale ma un vecchio frequentatore della chiesa, sopravissuto. Inquadrare il suo ghigno malefico mentre con il dito indice sta per premere il tasto play. Mostrare al contempo sulla scena, le facce disperate delle persone. Non farlo!, sembrano urlare. Ma –scena al rallentatore – la pecora nera (umanoide), scoppiando in una risata beffarda,(muta) schiaccia il tasto. Diversamente da quello che lui si aspetta, non partono le litanie, ma una canzone dance.
She Wants Revenge - Red Flags And Long Nights. Inquadratura dall’alto delle persone che si abbracciano festanti e iniziano a ballare. In un angolo la pecora nera gira infilzata in uno spiedo, sopra un bel fuocherello.
Schermo nero e titoli di coda.
THE END.

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 12:07 | link | commenti (5)

martedì, 18 marzo 2008
LA POSIZIONE DELLA PECORELLA SMARRITA – parte seconda – APOCALISSE NOW.

Scena 7.
Gesù è precipitato dentro la scarpata. La telecamera indugia orizzontale dentro al bosco cercando di mettere a fuoco il paesaggio alle spalle degli alberi. Sparsi punti bianchi, l’illuminazione di un altro inutile paesello. In sottofondo si continuano a sentire i ruzzoloni e delle urla (parecchio comiche). La scena deve durare almeno un minuto. La telecamera (visuale del guidatore) si alza verso il cielo mentre il veicolo riprende il movimento. C’è una nuova costellazione, enorme e chiaramente tracciata nel centro della notte: forma una scritta lampeggiante che recita DONER KEBAB. La scena viene interrotta da delle interferenze audio sulla riproduzione della musica all’interno della macchina. Lo sguardo del guidatore si sposta rapido sulla destra (verso il paese – ormai ne è arrivato alle porte). L’enorme telecomando che sta al posto del campanile si è acceso. (luce verde in alto a destra) Dalla sommità escono fasci scomposti di luce violacea che illuminano la notte (es.  - dei fulmini molto lenti). Le interferenze audio sembrano farsi più nitide. Inquadrare la mano del guidatore che cerca di regolare qualcosa sul pannello dell’autoradio. Zommare sul nome della stazione radio che scorre sul display. GOD 102.5 – One Nation, one God, one Station. Dagli altoparlanti una voce sensuale di donna recita una litania quasi ipnotica:-Venite a me voi che siete oppressi, venite a me voi che siete poveri, venite a me voi che siete tristi, venite a me voi che siete affamati, venite a me voi che avete la voglia di caffè sull’avambraccio, ecc… Inquadrare il pollice del guidatore che tenta disperatamente di spegnere l’apparecchio senza riuscirci. In sequenza poi inizierà prima a prenderlo a pugni e poi estraendo un enorme martello da un vano sul cruscotto (nota: il martello deve essere veramente sproporzionato) distruggerà l’apparecchio mentre in sottofondo si sentirà l’interferenza prima distorcersi, poi affievolirsi, rantolare e infine emettere un ultimo respiro.
Scena 8.
Sulla scena (che resta immutata) si fa improvvisamente giorno. Diciamo una bella mezza mattina di sole della domenica. Il veicolo arriva (è l’ultimo!) ad un ulteriore passaggio pedonale. Si ripete l’attesa delle scene precedenti. Questa volta dopo un tot  attraverseranno le strisce (in direzione del paese) le ombre di una serie di personaggi, ma senza che ovviamente se ne vedano i corpi. La processione durerà a lungo e ogni volta che il guidatore starà per ripartire ne arriveranno di altre (risate finte). Chiaramente sarà intuibile che le ombre sono quelle dei fedeli attirati verso la chiesa dal segnale emesso dal telecomando. Le figure nere proiettate sull’asfalto dal sole posto alle spalle della scena, saranno nitidissime e sembreranno quasi dei fumetti. Dovranno necessariamente transitare le ombre di una serie di famigliole, (scene comicissime – l’ombra del bambino avrà chiaramente una canna in bocca, la bambina avrà già delle tette enormi, la moglie tirerà per l’orecchio il marito, passerà un cane bassotto lunghissimo) di vecchi (tutti con le braccia tese in avanti come zombie), passeranno le ombre di alcuni defunti celebri e sospetti (Elvis, John Lennon, Jim Morrison, Hitler), un cavallo, chiaramente delle prostitute, un tizio con una croce caricata sulle spalle (risate), numerosi paraplegici, un carrarmato eccc…)
Scena 9.
Il veicolo finalmente riparte e si dirige verso il centro del paese. In sottofondo suonano le campane a festa. Il telecomando campeggia sempre al suo posto  nella scena. Arrivato ad una strettoia, sulla destra si apre l’enorme sagrato della chiesa. Il portone d'ingresso è spalancato. Ci sono centinaia di pecore bianche ovunque. Il veicolo si ferma e abbassa il finestrino per osservare meglio la scena. Si sentiranno belati assordanti e confusi, un chiasso terribile. Le pecore all’esterno saranno vere pecore mentre zommando con la telecamera dentro la chiesa ci si renderà conto che quelle inginocchiate fra i banchi sono persone reali ma con indosso un costume da pecora. Tra le varie persone saranno distinguibili quelli che avevano attraversato durante la scena precedente  sottoforma di ombre. Particolarmente divertente la scena del carrarmato mimetizzato a sua volta da pecora. (risate). Nella cattedrale si sentirà la stessa voce suadente dell’interferenza:-Venite a me voi che siete maleodoranti, venite a me voi che siete precoci, venite a me voi che avete il legamento crociato saltato. La telecamera inquadrerà la zona dell’altare cercando di individuare un prete o chicchessia. Alla fine ci si renderà conto che l’audio arriva da un semplice mangiacassette appoggiato sull’altare. Proprio nel mentre da un apertura  sulla destra dell’altare (dalla sacrestia) uscirà una gnocca in tenuta da coniglietta che, dopo un profondo inchino verso il pubblico, provvederà a girare la cassetta. La telecamera scivola all’indietro lungo la navata e fuori sul sagrato e rientra dentro l’abitacolo del veicolo. Si sente il guidatore ridere. La telecamera si scuote a ritmo della risato sommessa. Improvvisamente dal telecomando fuoriesce un enorme braccio con un indice accusatorio diretto verso il guidatore del veicolo ( il braccio è parte della celebre vignetta del reclutamento americano -  WE WANT YOU!) Le pecore presenti sul sagrato si girano tutte verso l’oggetto indicato dall’enorme mano e iniziano ad avvicinarsi minacciose. Gli occhi degli animali sono tutti rossi e lampeggianti. Dall’interno del veicolo si vede il guidatore iniziare a preoccuparsi e rialzare il finestrino. Cerca di rimettersi in marcia. Ma è ormai troppo tardi. E’ circondato e le pecore iniziano a spingere e scuotere la macchina. I belati si fanno sempre più forti. La telecamera si muove frenetica  e il guidatore inizia ad ansimare. Le pecore iniziano a salire sopra la macchina e a schiacciare i musi contro il vetro. Inquadratura dei musi umidi e degli occhi terrificanti. Poi mentre la telecamera (vista del protagonista) perde la messa a fuoco e tenta di rifugiarsi sul sedile posteriore, si sentono i cristalli incrinarsi e tutto diventa buio. La scena inizia a girare risucchiata in un vortice nero sempre più stretto. Si sente un urlo come di chi cade verso il basso, via via affievolirsi. Schermo nero con un puntino bianco centrale. Alla fine della caduta si sente un tonfo leggero, come quello di una caduta da cartoon. Poi solo audio, con eco, come proveniente da un lontano ambiente enorme e vuoto. Rumore di qualcuno che si toglie la povere di dosso. Poi rumori di passi. Un tonfo. (Ha inciampato contro qualcosa sul pavimento). Una voce:- Fanculo! Un'altra molto mistica :- Schhhh! Poi altri passi. Il rumore di una porta che si apre cigolando. A volume molto alto rumori e suoni di un locale, es. un bar. Una voce maschile:- Desidera signore? Un gin tonic grazie.
Scena finale.
Coming soon.

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ecchecazzo

lunedì, 10 marzo 2008
LA POSIZIONE DELLA PECORELLA SMARRITA. (SCENEGGIATURA per CORTOMETRAGGIO – parte 1)

Scena 1.
Notte. Interno abitacolo di un veicolo in movimento. Luogo: strada di mezza montagna che risale dal fondovalle verso un abitato, visibile, illuminato, più in alto. Asfalto lucido di resti pioggia, cielo nero stellato, luna piena sproporzionata si riflette come un faro sotto rade nuvole piatte in fuga. Punto di vista; dal guidatore attraverso i cristalli. Attenzione. E’ necessaria un immagine molto nitida con contrasto massimo fra i toni scuri e le parti luminose. Scena; c’è dell’audio a volume molto alto. Una canzone (In The Flat Field – Bauhaus). Inquadrare il display dell’autoradio. Il guidatore è apparentemente di buon umore. Sembra carico. Batte il tempo – fuori tempo – con la mano destra sopra il volante. Tenta di cantare in un inglese molto sommario alcune strofe. Decisamente stonato, timbro pesante, evidente cadenza territoriale. La guida risulta imprecisa; il veicolo invade la carreggiata opposta più volte, rientra con brusche manovre.
Scena 2.
Dopo un tornante, la vista si apre verso l’alto, seguire con la telecamera il movimento della visuale del guidatore; si affaccia sporgendosi in avanti al parabrezza. Vista: Un borgo di mezza montagna appoggiato sopra un pendio molto inclinato. Sul pendio piccoli terrazzamenti coltivati ad orto. Illuminazione: lunare. Il fronte delle abitazioni è illuminato artificialmente con illuminazione pubblica – lampade arancio. Alcuni fari posti alla base degli edifici, ne slanciano il prospetto verso l’alto. Precauzione. Insistere con le inquadrature verso il lato destro del paese: edifici non recuperati, corrono uno affiancato all’alto come in un muro di cinta. Molte finestre ma di dimensioni ridotte ai piani alti. Stile d’edificazione d’inizio secolo: muratura in pietra o intonaci di calce. L’idea deve essere quella di un paese addormentato, quasi abbandonato, abitato prevalentemente da vecchi. Eseguire uno zoom molto accentuato su tutte le finestre dell’ultimo piano (illuminate) di quello che sembra un palazzo borghese. Le ante d’oscuro (pericolanti) si devono chiudere velocemente (sbattendo, misteriosamente senza apparente intervento umano) ogni qualvolta lo zoom arriva sulla finestra per violarne la privacy. Tornare nell’abitacolo. Un tornante. Inquadrare lungo il muro di contenimento in pietra le scritte a spray o calce delle coscrizioni. (es. W 68, W 73…)
Scena 3.
Inquadrare dall’interno del veicolo sopra la strada sulla destra la parte emergente della chiesa. Insistere sul campanile. Sono necessari dei toni di colore e di luce caldissimi. Zoommare sull’orologio fino a inquadrare nel centro del quadrante una scritta in caratteri romanici (evidentemente sbagliata) che recita IN GOLD WE BELIVE. Attenzione: è necessario sfuocare l’immagine del campanile fino a far apparire (elaborazione al pc) al suo posto un enorme telecomando di un qualsiasi apparecchio tv. Inquadrare la luce rossa dello stand by lampeggiante fino a provocare un effetto ipnotico.
Scena 4.
Tornare all’interno del veicolo che si ferma rallentando prima di un attraversamento pedonale. Ci troviamo sotto il paese nei pressi dell’innesto con una stretta e ripidissima strada che attraverso gli orti precipita dal paese soprastante. Inquadrare per un attimo il canale della fognatura a cielo aperto e la tubazione quasi prosciugata che sembrava alimentarlo un tempo. Inquadrare il vecchio rustico e la luna (enorme!) attraverso i rami di un grosso melo. Particolare delle centinaia di mele che marciscono in mezzo all’erba cortissima e alle foglie secche. Il veicolo si ferma. La musica continua. Il guidatore che deve sembrare avvezzo a queste situazioni, si appoggia contro il volante in paziente attesa. Dal suo punto di vista l’immagine è fissa per numerosi secondi sull’imbocco della strada minore. Finalmente da destra arriva con somma pazienza un riccio (animale) che inizia ad attraversare la sede stradale sulle strisce pedonali (bianchissime, appena verniciate). Arrivato circa a metà il suo sguardo sembra incrociare (guarda verso la camera) quello de guidatore. 5 secondi di immagine fissa. Poi il riccio si avvolge (a riccio) e rotola via a fianco del veicolo. Il guidatore lo segue con lo sguardo dal vetro laterale rotolare verso il basso sull’altra corsia. La strada è in pendenza.
Scena 5.
Il veicolo riparte a sobbalzi. Il guidatore deve sembrare insaziabile d’osservazione. Continui campi lunghi seguendo la rotazione della testa. Poi attraverso il tettuccio apribile in vetro il guidatore deve sembrar osservare il lampeggiare luminoso di un aereo di linea. Eseguire uno zoom attraverso il lunotto fino ad arrivare a visualizzare la sagoma dell’aeromobile; chiudere ancora sugli oblò (luminosissimi) e sbirciare all’interno.
Inserto.
Dentro l'aereo,  degli anziani (sembrano nordici/britannici) in abiti da sera pastello in un ambiente eccessivamente chiaro (gli spazi sono quelli di un salotto da circolo) sorseggiano champagne, discorrendo allegri e frizzanti (per la loro età), probabilmente diretti verso una qualche metà turistica. I dialoghi sono in inglese: sottotitoli. Alcune scene surreali molto veloci. Esempio. Un nonnetto decrepito vestito da surfista mostra ai vicini gesticolando con le braccia alcune evoluzioni che realizzerà dal vivo appena arrivato.  Mostra la sua tavola con attaccata la dentiera di uno squalo. Un ottantenne magrissima quasi rinsecchita vestita come una teenager si passa lascivamente la lingua fra le labbra e la mano fra le cosce all’arrivo di uno steward (decisamente belloccio). Un ulteriore anziano apre un finestrino e sputa divertito su quella che sembra un autostrada sottostante.  Applausi. Il cameo si chiude con l’inquadratura di un gruppo di ulteriori viaggiatori, evidentemente i più intellettuali: al termine di una discussione non chiara ( già iniziata) uno dei tizi se ne esce con una battuta terribile sul papa. Tutto l’aereo inizia a contorcersi dalle risate (compresi i piloti),  i viaggiatori non riescono più a controllarsi, si rotolano sul pavimento, mandano in frantumi calici e bottiglie, si abbracciano sfiniti sul pavimento, si danno violentissime pacche sulle spalle. Il nonno surfista si piscia nei pantaloni per il troppo ridere. Le risate continuano sempre più forti, l’aereo privo di controllo perde quota ma nessuno sembra curarsene. Il pilota vede fuori dall’oblò la terra avvicinarsi e si mette a ridere ancora più forte. Con le risate che sfumano in sottofondo la telecamera abbandona la vista interna all’aereo e torna nell’abitacolo della macchina ferma ad un altro attraversamento pedonale. Si vede il guidatore seguire una scia luminosa che attraversa il cielo e va ad esplodere contro una montagna all’orizzonte. (era evidentemente l’aereo).
Scena 6.
Altro attraversamento pedonale, questa volta siamo nei pressi della periferia del paese. Qualche villetta di nuova edificazione, una torretta di avvistamento del 1800 in rovina sulla sinistra, delle coltivazioni di piccoli frutti. Inquadrare la berlina parcheggiata nel cortile del villino. Zommare sul poderoso escremento d'uccello che sta sul vetro posteriore. Si ripete la scena precedente. Il guidatore arresta il veicolo e attende paziente. La canzone continua a suonare, lui segue il ritmo con la testa. La telecamera oscilla a tempo. Da una stradina sterrata sulla destra ecco arrivare finalmente qualcuno. E’ Babbo Natale. Vestito di tutto punto, ha un aria arrendevolissima e mesta, cammina a testa bassa con le mani affondate nei pantaloni. (deve sembrare uno con le pive nel sacco) Ai piedi calza delle scarpe da tennis decisamente fuori luogo per il suo vestiario e mentre attraversa senza assicurarsi del traffico, accompagna a calci una lattina schiacciata di coca cola. Imprevedibilmente una volta attraversata la sede stradale non si arresta ma continua ( in trance?-  distratto?) lungo la stessa direzione finendo dentro una profonda scarpata boscosa. Si sente un urlo e rumore di ruzzoloni (finti) tipico dei film comici. Il guidatore non riparte ma continua ad attendere come fosse conscio dell’arrivo di qualcun altro. Difatti di li a poco si intravede arrivare qualcuno (di soppiatto).Questo qualcuno tentenna dietro un cespuglio poi eccolo arrivare a piccoli passi furtivi (sulle punte come un ballerino  - scena molto comica, ci devono essere delle risate finte) sul ciglio della strada. Indossa una tunica bianchissima quasi accecante, (accentuare il colore e la differenza fra l’illuminazione dei fari dell’automobile proiettata sulle strisce e il bagliore della tunica) capelli lunghi e barba incolta. E’ Gesù. L’attore si deve guardare attorno guardingo come a verificare che non vi sia alcuna presenza. Come se non notasse l’automobile ferma. E una volta sicuro sgattaiolare attraverso la sede stradale e oltre con lunghi balzi felini. Anche lui inspiegabilmente deve scomparire maldestramente dentro la scarpata. Ahhhh! Urlo. Ruzzoloni.
Scena 7 e seguenti.
Coming soon.

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frutti di notti insonni, ma dove vivi

giovedì, 06 marzo 2008
STOCCARDA.

Vi sono alcuni metodi definibili classici con i quali in genere si è soliti porre fine ad un rapporto sentimentale. L’opportunità dell’uno o dell’altro, semmai sia valutata e valutabile, sta al volere della persona; generalmente questo è possibile quando la scelta giunge come termine di un percorso di riflessione – breve o lungo, carico o meno dei ripensamenti del caso, delle indecisioni, delle finte certezze -. Diversamente quando, evidenze o misfatti, lasciano pochi dubbi, la ragione va sovente a farsi fottere e il più classico degli addii è servito. Brutto-figlio-di-puttana.  Stoccarda scelse per me un elegante inverno nordico, via via sempre più crudo e gelido: non fu difficile accorgersi del cambiamento per il fatto che eravamo completamente fuori stagione. Gesti e parole dolci, a volte stucchevoli, cortesie che le erano tipiche, iniziarono ad uscirle sempre più rarefatti; come il fiato in una corsa di dicembre. La condensazione del suo boccheggiare era un segnale di fumo dalla sua cortina. Tutto sommato apprezzavo la sua gentilezza nel tentare di accutire il dolore che temeva di infliggermi. Ma la consapevolezza dell’addio alle porte, l’averlo smascherato, mi fece del tutto dimenticare la portata dell’atto in se. Finimmo per non sentirci quasi del tutto, come in un tacito ma consensuale accordo fra le parti. Andammo lentamente alla deriva in direzioni opposte partendo dallo stesso porto, riprendendo a navigare ciascuno per la sua direzione, quando sembrò di essere certi che le rispettive vele non fossero più visibili l’un l’altro. Si potrebbe pensare che questo sia fra i modi più vigliacchi per interrompere un rapporto e può certamente esserlo. Chiarimenti, spiegazioni, ricostruzioni, riassetti: sono la norma all’interno di un rapporto. Perché fuggirli? E’ probabile a entrambi mancasse la volontà effettiva. Forse mancò solo a me e finii per spiazzarla con la mia totale accondiscendenza verso il suo piano. Mi lasciai scivolare sopra quel ghiaccio che lei stessa aveva iniziato a stendere senza più tentate di puntare i talloni per rallentare. Solamente dopo, a fatti avvenuti, con la lucidità data da un interesse puramente conoscitivo, pensai che forse il suo era solo un segnale d’allarme con scopi diversi dal risultato poi ottenuto: una sirena che non era riuscita più a spegnere, sfuggitale di bocca e trasformatasi sul finale, in un sospiro, un ultimo rantolo. E’ sorprendente come gira veloce il vento e come sia rapido il suo smascherare le imperfezioni; una volta esaurita la fase degli affetti e degli zuccheri, le divergenze sono più difficilmente occultabili, difficile finire per non inciampare, impossibile fingere di non vedere. E’ la prova del nove, del dieci e dell’undici che molti preferiscono superare con l’aggiunta di altro dolcificante, con un ulteriore immersione nel barattolo. I rapporti sentimentali hanno nella loro complessità una componente fisica e una scarsamente intellettuale così facilmente usufruibili e ugualmente appaganti, da permetterne la sopravvivenza anche di fronte alle più evidenti divergenze di idee. Se l’amore fosse silenzioso sarebbe probabilmente eterno. Sciroppo di zucchero: mettete un bicchiere di zucchero e uno di acqua in un pentolino e scaldate fino ad ottenere un amalgama priva di parti solide. Può provocare la carie: usate con cautela.

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pelle da sera

venerdì, 29 febbraio 2008
UNO CHE PREDICA BENE MA SI PETTINA MALE.

Ce la posso fare. O forse no. Forse si, forse no. Si, no, si no. La secchezza  delle meningi si può curare come quella delle fauci; ho ingurgitato CnH(2n + 2)O di vario genere e mi sono sentito subito più produttivo. Frasi vellutate e pensieri acuminati pronti ad essere riversati su carta di pixel. Una meraviglia. E il tutto senza uno straccio di interlocutore. Vacca bestia è una gran disdetta se ci avete mai pensato; le idee migliori ti arrivano quando non hai nessuno a cui esporle. Tipo nel sonno. Il mio cuscino non mi presta più attenzione, offeso nell’intimo dal fatto che io lo sbavi ogni santa notte: guance appiccicose all’alba. La creatività è una apertura a ventaglio della mente che suppongo sia parcheggiabile fra quelle doti naturali che è possibile o no avere in dono dalla catena ereditaria. Tipo avere il pisello lungo, le proprietà di palleggio, la erre moscia, il naso aquilino, quasi tutti i malanni gravi. Mio padre  era un muratore e tirava su case, mio nonno ha fatto il sindaco e aveva sempre trattori verdi, uno a tre ruote. Forse tutta questa creatività non ce l’ho. Sono ridicolmente troppo ordinato, niente colpi di testa, se posso me ne sto in un angolo ad osservare corrucciato, il continuous play del pianeta. Probabile si tratti solo di qualche settore danneggiato nel dna sottomarca dell’ipermercato: mamme! Prestate sempre attenzione ai prodotti in forte sconto! Papà! Quello è già il terzo trapano che acquisti.
Questo non essere definito è una tortura. La mia quietosa stabilità è instabile, soggetta a sommosse impopolari, destabilizzata a periodi irregolari da tendenze battagliere di emersione e rinnovamento. 
- Ho il ciclo irregolare - , confidavo l’altro giorno alla mia amica Samantha.
L’abitudine è come stare sul divano a vedere la tv mentre la tua ragazza inginocchiata te lo succhia e tra la programmazione non c’è uno straccio di partita; a qualcuno alla lunga può venire a noia. La mia ragazza è una grande tifosa del Lecco. I bisogni di sicurezza e certezze ai quali tutti siamo soggetti suppongo siano una risposta al lieto fine che manca a questa favola andata a male che ci è toccata in sorte. Considerato che prima o poi è necessario abbandonare la nave, per la precedente durata del viaggio abbiamo la necessità di sentirci al riparo. Ciò che cerchiamo nella sicurezza della ripetitività è il mantenere con rotte già collaudate, la distanza da tutto ciò che è potenzialmente rischioso. Ma con questa tecnica grezza, unitamente all’eliminazione del fattori presunti negativi si finisce per rinunciare a quelle tre o quattro piacevoli possibilità che la pur sciagurata vita ha in dotazione; spiacente Ciccio, non vi è una possibilità di scissione delle scelte. Non sono giunto al punto di non ritorno, ma prepararsi sul tavolo la tazza per la colazione prima di andare a dormire, è uno dei primi segnali di allarme. Mi sono fatto un esame di coscienza; mi sono dato come penitenza, cento ave maria e cento padrenostro, più l’obbligo di seguire  tutti i servizi sul vaticano per un mese senza ridere. Sarà durissima. Sono un bel minchione, non c’è dubbio. Uno che voleva andare a vivere in città e poi ha speso più dei suoi averi per vivere da solo al paesello. Bella coerenza. Ma ora ho deciso di uscire dal guscio, la polvere mi stava seppellendo; quest’ultima settimana ho fatto delle cose apparentemente semplici, folli per un abitudinario. Sono uscito una sera nell’infrasettimanale per andare ad un gruppo di lettura. Facce sconosciute con le quali parlare, discutere, confrontarsi, tutte nella stessa sera. Non mi succedeva da trent’anni. Il confronto in termini di “vita profusa” è stato impietoso; ho strizzato gli occhi e mi si è materializzato l’angolo di visuale dalla mia scrivania. Lo steccato, gli abeti impolverati, la foschia che occlude l’orizzonte. Non ci sarebbe comunque un granché da vedere. L’ho raccontato. Ho anche risposto ad un annuncio per un offerta di lavoro: arredatore\venditore, diceva. Mi sono venduto con entusiasmo, quando mi hanno chiesto – è disposto anche a lavorare tutti i sabato? – ho risposto SI con convinzione. Credo di aver chiuso con – dopo dieci anni sento la necessità di una nuova esperienza! Poi mi è apparso in sogno Berlusconi con il suo sorriso da Giuda.
Devo precisare. Calmi con gli entusiasmi. Non rinuncerò mai al sabato per il lavoro. Per uno che vuole tornare a sentirsi vivo il lunedì libero è assolutamente inutile e controproducente.
Ci sto provando Luana.

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battiti di grancassa

mercoledì, 27 febbraio 2008
MART! RIALZATI!

Scrivere qui dentro stava – sta – diventando un obbligo. Mi è parso di averne già a sufficienza per decidere di non aggiungerne un altro; passione e dovere sono incompatibili, ho detto no al colesterolo. L’abitudine è il cancro della mente e della creatività, si arriva al punto in cui è necessario prenderlo nel sedere per provare nuove sensazioni; non sono tempi buoni per i ricchioni, sta per tornare di moda il nero.
- Non ci ha mai lasciati! Era una battuta, tranquilli metallari!
Mi sto aprendo a nuovi orizzonti per cercare di vedere oltre la solita visuale -  del nuovo da raccontare. La mattina mi affaccio alla finestra e strizzo gli occhi per mettere a fuoco; le cose migliorano quando infilo gli occhiali. Abbiate fede, tornerò prestissimo con nuove esilaranti e tristissime avventure; come disse Gesù, “Cara, faccio in un attimo. Faccio un salto da mio padre a farmi prestare la chiave del 13”.

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abrasioni

mercoledì, 13 febbraio 2008
L'AMORE AL TEMPO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI.

:-"Vedi cara, non è semplice da esporre. Il problema suppongo consista nell’eccesso di lucidità. Forse sono divenuto troppo razionale. Si sa come funziona il meccanismo e qual è il risultato finale eppure non si finisce per dirsi – vabbè, tant'è, diamoci dentro. Una volta che ci arrivi all’ età della ragione lo sconforto è tale da lasciarti ben poco dell’entusiasmo dei quindici, vent’anni. Rimani così, guarda, esattamente così."
:- "Con le mane infilate nei pantaloni e la faccia di uno che è evidente, è da tutt’altra parte? "
:-"Da tutt’altra parte o anche semplicemente spento. Sto diventando uno spettatore, curioso a tratti, ma la partecipazione non è più così interessante. Forse perché non lo è mai stata."
:-"Ma l’amore con tutto questo che centra? "
:-"Non centra infatti ed è questo l’elemento preoccupante. Vedi, col diventare uomini c’è poco da guadagnare; finiscono col toglierti tutto per contratto. Tutto quel poco, ma è sempre qualcosa in più. E’ quella sorta di regola sociale che chiamano maturità: non ho ancora capito se se ne arrivi da sola o se siamo talmente convinti che debba arrivare e quindi ci coglie per suggestione. Inizia un lungo periodo di libertà vigilata essenzialmente diviso fra lavoro e sentimento stabile. Difficile sfuggirci, ma nella malaugurata sorte parrebbe che il sentimento sia la boa di salvataggio; tieniti ben aggrappato. "
:-"E invece?"
:-"Pare che al mio reparto sentimenti non ne importi assolutamente nulla. Hai presente i quindici anni? L’ansia, le mani sudate, il battito accelerato, il blocco allo stomaco, le delusioni e le illusioni? L’entusiasmo? Suppongo sia normale che col crescere vengano razionate. Ragionate anche, meno impulsi, più logica. Ma fino ad esaurirsi? "
:-"Esaurirsi? Sicuro? E’ più probabile ti manchi solo il contatto giusto. "
:-"Non credo di essere disponibile a prendermi cura di un ulteriore persona oltre alla mia se è questo che intendi. Nemmeno a sopportarne la vicinanza per più di un certo tempo. Ed è questo che mi fa pensare; le donne non mi hanno lasciato strascichi così dolorosi che possano comportare la loro completa esclusione; quelli sono discorsi cinematografici o d’ebbrezza. Tutto sommato non capisco nemmeno perché io stia qui a pormi e a porti questi dubbi. Probabile sia solo per ammazzare il tempo. In fondo il sentimento non l’ho mai cercato con troppa convinzione, non mi è mai parso troppo elegante andare da una donna a chiedere la sua misericordia. In questa esperienza pare sia necessario chiedere favori a chiunque. Ti insegnano ad iniziare con Gesù Cristo e poi da autodidatta ti sposti verso le donne. Che diciamolo, è gia un gran passo; ma il sottoscritto ha cambiato percorso. Dopo un po’ mi è parso evidente che con l’onnipotente era tempo sprecato. Con le donne molto meno, ma non ne sento comunque tutto questo bisogno. Può essere moralmente eccepibile ammetterlo, ma il mondo femminile è soprattutto una necessità fisica: per la compagnia intellettuale maschio e femmina si equivalgono. Il sentimento rosso mi rimane in coda, pare non mi sia di primaria necessità."
:-"Mio dio cara, sarò malato?"
:-"La malattia è soggettiva, i germi sono gli stessi, gli anticorpi sono personalizzati. Sei il più classico degli uomini con una differenza decisamente sostanziale; sei molto fiducioso della qualità della tua stessa compagnia e conseguentemente non temi la solitudine. E’ una fortuna e allo stesso tempo una grossa fregatura. Sta a te decidere se è preferibile perdersi il peggio e quel qualcosa di buono o beccarseli entrambi e contare su una lotteria fortunata. La bilancia alla fine pende sempre dalla parte del nero, quindi il rischio non è poi così alto. Ma tutto sommato ti posso anche capire. La stabilità tra il singolo e la coppia non consta di molte differenze; in due, oltre che finire per annoiarsi comunque della vita, c’è il rischio reale di doversi sopportare a vicenda. Da soli di tanto in tanto è più semplice darsela a gambe levate, i legami sentimentali sono un ulteriore vincolo e gli affetti sono frequente più difficili da spezzare delle catene. Siamo una civiltà dal sentimento più morale che sanguigno ed è il sangue e non la legge a portare in genere quel poco di libertà. "
:-"Questa è la fregatura. Libertà e sentimento sono due termini che non vanno per nulla d’accordo. Cara, tu hai qualche legame? "
:-"Sto con lo stesso tipo da dodici anni, alla faccia della coerenza d’intenti."
:-"Eh, in effetti. Domani ti tocca pure, è San Valentino."
:-"Già.  - Regalo, rose, sorpresa! ristorante, sesso, ti piace il mio programma?"
:-"Lo danno in tv, me lo guarderò dal divano."

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abrasioni

venerdì, 08 febbraio 2008
IES! UI CHEN! (...COL CAZZO CHE POSSIAMO)

“Le libertà e le soddisfazioni esistenti sono legate alle esigenze del dominio; diventano esse stesse strumenti di repressione. Il pretesto della penuria, che ha giustificato la repressione istituzionalizzata fin dai suoi inizi, diventa meno plausibile man mano che le conoscenze dell’uomo e il suo controllo della natura aumentano i mezzi per soddisfare i bisogni umani con una fatica minima… (…) … La civiltà deve difendersi contro lo spettro di un mondo che potrebbe essere libero. Se la società non può usare la propria produttività sempre crescente per ridurre la repressione (poiché un tale uso sconvolgerebbe la gerarchia dello status quo), la produttività deve venir rivolta contro l’individuo, diventa essa stessa uno strumento di controllo universale.”

 
Da “Eros e Civiltà” - Herbert Marcuse

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lunedì, 04 febbraio 2008
LA VITA ENIGMISTICA. (HA UN UNICA SOLUZIONE ALL'ULTIMA PAGINA)

Unisci i puntini e indovina il personaggio misterioso. La signora nera con la falce non è una contadina di colore. Sei orizzontale. Ma a vostro avviso, che fine fanno corpo e anima dopo la morte? Siete per una separazione consensuale, per le vie legali, oppure confidate nel proseguo della noiosissima relazione fino alla puntata in cui la sorella di Ridge scopre in realtà di essere la nonna di Ridge? In entrambi i casi, cosa vi aspettate? La riposta “Paradiso” è severamente vietata dal regolamento. Nessuno corre a dare una sbirciatina per poi tornare a riferire? Codardi! Da quando ieri sera ho sentito da una tavolata confinante una bionda procace annunciare che ad aprile si farà ridurre il seno la mia visione dell’aldilà ha subito una notevole revisione; ora credo che al termine della vita ci si ritrovi tutti in un cinema all’aperto, dopo il tramonto, il golfino sulle spalle e sullo schermo spento la scritta lampeggiante GAME OVEL! Il furgoncino dei panini ha ancora qualche tramezzino al tonno. Tirando due somme i numeri dicono che nel caso di trasmigrazione dell’anima per il prossimo giro ci potrebbero toccare Africa o Asia. La mia anima è troppo pallida e troppo alta per entrambi i casi e quindi conto in un boom delle nascite nei paesi dell’est. Ho sempre desiderato essere una gran zoccola. Restando in tema di amore; trovate la differenza tra il termine COPPIA e FUGA DAI PROBLEMI DI COMUNICAZIONE ALL’INTERNO DELLA SOCIETA’. Perché la società è principalmente bi-individuale? L’individuo è essenzialmente solitario e non necessitando più dell’unione in gruppo a scopo di sopravvivenza, sta nuovamente regredendo alla fase individuale? O dipende tutto dall’indirizzo monogamico imposto dal controllo repressivo degli istinti dell’eros? Oppure ancora, è un fatto dovuto al decadimento - anche questo indotto - degli ideali, alla banalizzazione dei dialoghi, che spinge all’assuefazione nei confronti della comunicazione? Due individui si rifugiano dentro la coppia per limitare al minimo le rispettive responsabilità nei confronti della società? Siamo forse stremati dall’eccesso di doveri e obblighi civili e i rapporti sociali sono in realtà il fronte più semplice sul quale possiamo svincolarci?
REBUS! L’evoluzione. Ma l’uomo, analizzato per razze ed etnie, ha in tutti i casi raggiunto lo stesso stadio di evoluzione? Determinate e marcate differenze culturali e comportamentali, sono esclusivamente frutto di una maggiore, minore o diversa presenza di civiltà (educazione, legislazione, disponibilità naturali del territorio, ecc…) o l’evoluzione è presente sul pianeta in diversi stadi, a diversi livelli? Mi posso considerare più evoluto di un nero ed invidiare la mazza da golf che sfoggia nei pantaloni? L’evoluzione è in continua evoluzione o raggiungerà una fase di stallo? Abbiamo già tutte le capacità, manca l’applicazione, ne acquisiremo altre con la conoscenza? Ma il libretto di istruzioni era solo in inglese?
A che cazzo serve il tasto OFF?

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frutti di notti insonni

martedì, 29 gennaio 2008
NON MI SONO MAI PIACIUTE LE NATURE MORTE.

Fuori dalla finestra una staccionata di legno trattato in autoclave, un maraschino rinsecchito dall’inverno con dei bozzoli di pelo impigliati fra i rami. La scia gonfia di un aereo incontra il piano azzurro, tenue, slavato da lavaggi indelicati. Un berretto verde con bozzolo si muove alla base del campo visivo. La vita è essenzialmente insofferenza e spreco di attitudini. Dovevo fare il pittore e vivere di stenti. Trovare la fama dopo morto. Arrivate in paradiso, lo trovate chiuso, al suo posto la filiale della vostra banca. Avete il conto in rosso, le buone azioni sono un pessimo investimento.

Altra pelle messa a nudo da: MARTsideB a 09:25 | link | commenti (13)
ma dove vivi

 

Musica maestro..

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Foto Abrasioni

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